Stefano Damiano per il Giornale

7 febbraio 2020 19:41

Guardia di Finanza e l’Agenzia delle entrate ricorrono a foto e video postati sui social per verificare se il tenore di vita sia più dispendioso di quanto fosse per lui possibile – le differenze con la Francia

Lotta “senza quartiere” all’evasione da parte della Guardia di Finanza e dell’Agenzia delle entrate e il contrasto ai “furbetti” del fisco passa anche attraverso i social network e i big data.

La prima informativa dell’Agenzia delle entrate sull’utilizzo dell’incrocio dei dati ai fini delle verifiche è la circolare n.16/E del 28 aprile 2016, mentre per quanto riguarda la Guardia di Finanza è la circolare n.1/2018 del 4 dicembre 2017 in cui viene stabilita la possibilità di verificare siti internet e social network per acquisire ulteriori informazioni sul contribuente da sottoporre al controllo.

Simile utilizzo è applicato anche nelle sentenze riguardanti divorzi e separazioni. Ad esempio, la sentenza del 28 febbraio 2017 n. 331 la Corte di Appello di Ancona ha stabilito il pagamento del contributo di mantenimento da parte del marito ad una moglie nonostante il primo dichiarasse una situazione di difficoltà economica.

Difatti, l’uomo nonostante quanto dichiarato al fisco sui social network palesava un tenore di vita di gran lungo più dispendioso di quanto fosse per lui possibile. Oltre ai social anche altri software, applicazioni e programmi possono essere utilizzati per questi fini. Ne è un esempio quanto fatto dal Comune abruzzese di Pineto, in provincia di Teramo, che è riuscito ad accertare l’esistenza per 4 anni di un’imposta di pubblicità non versata attraverso l’utilizzo delle foto di Google Street View. In quel caso con un’ordinanza (la308/2020) la Cassazione aveva negato l’obiezione del contribuente che contestava la possibilità di usare la foto come prova.

In Italia sia la Guardia di Finanza che l’Agenzia delle entrate possono ricorrere alle informazioni recepite sui social (foto, video, audio), però, non ai fini di indagine sull’evasione, ma solo per un controllo sulle segnalazioni già esistenti. Si tratta, dunque, di una verifica a posteriori a differenza di quanto succede in Francia. Il Consiglio Costituzionale di Parigi, difatti, negli scorsi mesi ha dichiarato guerra agli evasori fiscali, anche sui social network. Con l’articolo 154 della Legge di Bilancio 2020 è stato stabilito la raccolta e automatizzata dei dati pubblicati dai cittadini sui social che verranno analizzati attraverso un algoritmo in grado di dare spunto alle indagini.

FONTE: DAGOSPIA