Accordo bipartisan tra De Luca e Forza Italia – ci sono almeno 30mila domande sospese per case e edifici costruiti sulle pendici del vulcano, che ora saranno condonate. In barba alle interpretazioni del tar, alla scienza e soprattutto al buon senso…

29 novembre 2019

Claudia Osmetti per “Libero Quotidiano”

Qui di condonato c’ è anzitutto il buonsenso. Il Consiglio regionale della Campania ha deciso di riaprire il rubinetto delle sanatorie nella zona rossa del Vesuvio. Lì, sulle pendici del vulcano più famoso della storia, quello che ha messo in ginocchio i romani e riempito di lava Pompei, al momento ci sono almeno 30mila domande sospese: riguardano case, abitazioni e appartamenti che sono stati costruiti dove non si poteva costruire e in una fascia di terreno che non ci vuole un esperto geologo per capire che di sicuro c’ ha ben poco.

Eppure niente, la giunta dem guidata da Vincenzo De Luca, per una volta a braccetto con i colleghi di Forza Italia, ha sbloccato lo sbloccabile e ha bollato un via libera al condono. In barba a tutto, tra l’ altro. Alle interpretazioni del Tar partenopeo, per esempio: che negli anni passati aveva ribadito il vincolo edile. In barba a una legge regionale del 2003, che aveva vietato nuove edificazioni in quella striscia di terra. E pure in barba alla logica, visto che l’emendamento salva-furbetti-del-mattone è sbucato fuori quasi per caso tra i faldoni campani.

Cavillo bipartisan

Perché il cavillo bipartisan rosso-azzurro non faceva parte della nuova normativa urbanistica, macché. Quella deve ancora essere discussa. Lo hanno infilato, invece, nelle pieghe di un regolamento «per la riduzione dell’incidenza della plastica sull’ ambiente». Come a dire, oltre al danno anche la beffa. Da un lato si scervellano (giustamente) per difendere ogni sussurro di ecologismo sfrenato, dall’altro chiudono un occhio (e forse tutti e due) sugli scempi edilizi.

Non fa una piega. Se non fosse che, così, con tre righe e un tratto di penna, se ne va al macero anche una proibizione di buonsenso: «Il divieto», dice l’emendamento in questione, «non si applica agli edifici residenziali per i quali risultino pendenti procedimenti per il rilascio di permesso di costruire in sanatoria delle leggi del 1985 e del 1994». Si tratta di altri due condoni decisi dallo Stato che riguardano decine di migliaia di casi: un numero che oscilla tra le 30mila e le 40mila unità. Altroché.

Vero è che l’ ultima volta che il Vesuvio ci ha ricordato la sua presenza era il lontano 1944, ma l’ incolumità di interi agglomerati urbani (la zona rossa, che si estende per oltre 356 chilometri quadrati, comprende 25 Comuni e 700mila abitanti) non si conquista mica a suon di decenni fortunati. Contasse quello, saremmo a posto.

L’ analisi scientifica

Chiariamo subito che ci auguriamo tutti che non succeda proprio nulla di nulla da quelle parti. Che ognuno di noi spera che il magma del vulcano resti sepolto dentro il suo cratere per sempre. E però l’eventualità deve essere presa in considerazione, per correre ai ripari prima che sia troppo tardi. Invece la Campania (spiega un report di Legambiente del 2017) vince la classifica nazionale dell’abusivismo: a Napoli e dintorni il 50,6 per cento degli immobili è fuorilegge. Significa che una casa su due ha qualche bega con l’ufficio urbanistica.

Ai piedi del Vesuvio i procedimenti penali per abuso edilizio sono almeno 27mila, 2mila dei quali dentro l’area del Parco omonimo: di contro, le sentenze passate in giudicato sono appena 192 e le demolizioni eseguite solo 55. Che in ballo ci sia la tranquillità di interi borghi e municipi, è pacifico. Lo capirebbe anche un bambino senza laurea, ma per competenza lo sostiene la New York University: l’autunno scorso il professore statunitense Flavio Dobran ha testato il suo “simulatore vulcanico globale” nella baia di Napoli.

Ecco, analizzando il magma del complesso e con una serie di equazioni e algoritmi da scienziato consumato, Dobran ha chiarito che in caso di ipotetica futura eruzione del Vesuvio assisteremmo a «uno scenario apocalittico» e che l’unico modo per evitarlo è «riorganizzare l’ intero territorio del Napoletano». Già. Invece la politica locale sembra fare l’esatto opposto, condona e arrivederci. Gli unici a saltare sulla sedia, va riconosciuto, sono gli esponenti del Movimento 5 Stelle che parlano di «illegittimità incostituzionale» e di «un interesse superiore da tutelare, quello della pubblica incolumità». Appunto.

FONTE: DAGOSPIA