Il 31 dicembre scadeva il contratto decennale e per l’Ucraina si trattava quasi di vita o di morte: ogni anno quel transito frutta 3 miliardi (il 3% del PIL) – ma è solo questione di tempo: nonostante le sanzioni Putin e la Merkel vogliono finire il Nord Stream. E poi c’è il gasdotto turco …

Giuseppe Agliastro per “la Stampa”

21 dicembre 2019

L’ Europa avrà le sue forniture di gas, Kiev avrà ancora la sua rendita per il passaggio del metano russo e Mosca potrà mantenere aperti i rubinetti ucraini finché sarà nel suo interesse. Dopo mesi di difficili trattative mediate dall’Ue, Russia e Ucraina hanno finalmente annunciato la firma di un memorandum d’ intesa per continuare a far transitare dai gasdotti ucraini il metano russo diretto in Europa.

Il contratto decennale adesso in vigore è ormai agli sgoccioli, scade il 31 dicembre, ma dal prossimo anno – stando alle autorità russe – dovrebbe essere sostituito da un nuovo accordo quinquennale. Il documento finale deve ancora essere firmato, ma i rappresentanti di Russia, Ucraina e Ue appaiono decisi al rinnovo dell’intesa, di cui hanno discusso per molte ore sia giovedì a Berlino sia ieri in Bielorussia.

Il gas russo ha grande importanza per l’ economia del Vecchio Continente, ma anche per gli equilibri geopolitici. La Russia esporta ogni anno in Europa circa 200 miliardi di metri cubi di metano e il 40% di questo gas passa dall’Ucraina. Mosca e Kiev hanno messo momentaneamente da parte i loro pessimi rapporti e stanno raggiungendo un accordo che impedirà una nuova «guerra del gas» come quella che dieci anni fa lasciò al freddo mezza Europa.

L’ Ucraina riceve mediamente ogni anno 3 miliardi di dollari per far passare il gas russo: si tratta del 3% del Pil nazionale, soldi indispensabili per mantenere a galla le finanze di Kiev, piegate dal conflitto nel Donbass, dove proprio Mosca è accusata di sostenere militarmente i separatisti.

Questa è la situazione adesso, ma il Cremlino si adopera da tempo per aggirare i metanodotti ucraini con una manovra a tenaglia. A Nord, nonostante le sanzioni americane, Mosca è decisa a completare il gasdotto Nord Stream 2, che raddoppierà il flusso di metano russo verso la Germania attraverso il Baltico. A Sud, il TurkStream porterà l’oro blu di Mosca in Europa meridionale passando dal Mar Nero.

I metanodotti ucraini sembrano insomma destinati a diventare sempre meno indispensabili per il Cremlino, che invece usa sapientemente il gas come strumento di pressione politica sull’ Europa.

Già giovedì sera, dopo una riunione fiume a Berlino con i ministri dell’Energia di Russia e Ucraina, il vicepresidente della Commissione Ue, Maros Sefcovic, aveva annunciato con soddisfazione il raggiungimento di «un accordo di massima».

Una conferma in tal senso era poi arrivata ieri da Vladimir Putin: la Russia – aveva affermato il leader del Cremlino – vuole un nuovo contratto «mutualmente vantaggioso». I dettagli dovrebbero essere resi noti oggi, ma secondo alcune fonti interpellate dalla Reuters Mosca avrebbe offerto 3 miliardi di dollari a Kiev, che a sua volta si sarebbe detta pronta a ritirare una richiesta di risarcimento da 12 miliardi di dollari chiesta alla Russia tramite la Corte arbitrale di Stoccolma.

FONTE: DAGOSPIA