L’archivio esiste dal 1991. E nelle mani dell’Agenzia delle entrate sono finite le informazioni personali degli italiani. Ecco cosa c’è nella banca dati

Giuseppe Marino

17 novembre 2019

Pagare meno per pagare tutti, mai più condoni, carcere per gli evasori, ecco la svolta nella lotta all’evasione. Sono i quattro luoghi comuni più frequenti che ricorrono quando si parla di Fisco in Italia.

Quando se ne sente circolare qualcuno nel periodo in cui si discute una manovra, di solito è segno che stanno per aumentare le tasse. Durante l’attuale sessione di bilancio sono rispuntati tutti e quattro.

Dopo la norma che promette il carcere agli evasori (già previsto dall’ordinamento) è in arrivo anche un provvedimento che assicura una “svolta nella lotta all’evasione” grazie all’incrocio dei dati da parte dell’Agenzia delle entrate. Che, ovviamente, è già previsto da anni. Ma il governo lo presenta come una procedura inedita, prevista dall’articolo 86 della legge di bilancio. La norma parla di incrocio tra due grandi banche dati: le denunce dei redditi e le tracce di investimenti e risparmi (giacenze in conto corrente, polizze vita, portafogli titoli e fondi: qui la tabella con i dati dell’anagrafe dei conti bancari).

L’articolo 86 viene presentato come una panacea che consentirà di recuperare 500 milioni di euro annui di entrate fiscali. Una previsione assai rosea, considerate le esperienze passate, ma del resto il governo ha un disperato bisogno di giustificare in Europa le poste in entrata derivanti dalla lotta all’evasione che sono state stimate con grande generosità (quasi 8 miliardi), per usare un eufemismo.

L’archivio dei rapporti finanziari esiste in realtà già dal 1991 e per rendere l’idea di quanto sia già penetrante la raccolta dati in mano all’Agenzia delle entrate, il Giornale ha deciso di pubblicare una inedita tabella completa delle informazioni personali degli italiani tratte dalla banca dati con i movimenti bancari di 700 milioni di conti correnti e da quella che alimenta la dichiarazione dei redditi precompilata. Si va dalle spese per “biancheria, detersivi, pentole, lavanderia, piante, fiori” alle bollette elettriche, dalle spese mediche a quelle per gli animali domestici, dalle spese per la ristrutturazione a quelle funebri (qui la tabella con i dati del redditometro).

La novità, secondo il governo, sarebbe che ora l’incrocio non sarà più su richiesta del povero impiegato dell’Agenzia delle entrate, ma tutto automatizzato grazie ai “grandi computer della Sogei”, come ha scritto il quotidiano Repubblica, e ai moderni strumenti di data mining (qui la tabella con i dati della dichiarazione dei redditi precompilata). Una svolta? Qualche dubbio è legittimo, se si va a leggere il parere del Garante sul vecchio redditometro: “per calcolare lo scostamento tra i redditi dichiarati e le spese effettuate e per selezionare i contribuenti da sottoporre a controlli, il nuovo redditometro si fonda sul trattamento automatizzato di dati personali in possesso dell’Agenzia delle entrate”. Certo, data mining suona molto più moderno di “trattamento automatizzato”. Ma siamo sicuri che la sostanza non sia la stessa? E siamo sicuri che basti qualche termine anglofono per una “svolta sull’evasione”? Se i risultati dovessero essere deludenti, come è regolarmente accaduto in passato, non c’è problema: si può sempre dare la colpa a quel cattivone del Garante della privacy. Privacy che, per inciso, nelle nostre vite è stata abolita da un pezzo.

FONTE: IL GIORNALE