L’Europa sarà anche cattiva e causa dei nostri mali, ma di tagliare l’assegno a oltre cinque milioni di pensionati non l’hanno deciso a Bruxelles ma a Roma nelle stanze del governo gialloverde. Per la verità l’ha deciso Di Maio e Matteo Salvini, purtroppo, ha lasciato fare. Da giugno quindi partirà la più ingiusta delle sforbiciate a quel ceto medio che ha contribuito, lui sì, alla crescita di questo Paese. Di Maio le chiama le «pensioni d’oro», ma non parliamo di miliardari bensì di lavoratori che grazie alla loro bravura hanno avuto durante la vita lavorativa stipendi tre volte i minimi (circa quattromila euro al mese).

Che cosa ci faccia la Lega in un governo che mette le mani in tasca ai pensionati è un mistero incomprensibile, e non c’è «decreto sicurezza» che possa giustificarlo o compensarlo. Perché è la sicurezza economica il vero argine alla deriva sociale che genera insicurezza e fomenta l’intolleranza. È un taglio vigliacco che modifica in modo unilaterale il patto che ogni lavoratore fa con lo Stato al momento di andare in pensione e recuperare i suoi soldi «prestati» alla comunità, i famosi contributi trattenuti ogni mese dallo Stato.

Nessun governo di centrodestra avrebbe mai fatto un simile scippo, per di più a vantaggio dello stipendio assicurato per fannulloni e perditempo (leggi reddito di cittadinanza). E chi sa che cosa ci aspetta, se questa maggioranza dovesse proseguire oltre. Per coprire il buco che hanno creato con una sgangherata politica economica fatta tutta in debito sarebbero capaci di tutto. Aumenteranno l’Iva, ma non basterà. Il ministro Tria ieri ha fatto capire che salteranno gli ottanta euro di renziana memoria e già, lontano dalle luci dei dibattiti televisivi dove va sempre «tutto bene» si parla di patrimoniale.

Peggio degli «scafisti» ci sono solo i «prendisti», e peggio dell’Europa dei burocrati c’è soltanto l’Italia degli incapaci. Teniamolo presente quando tra poche ore andremo nella cabina elettorale per le elezioni europee. Chi taglia le pensioni non può, per definizione, essere affidabile nel garantire un futuro, né a noi né al Paese.

FONTE: IL GIORNALE