Davide Colombo 30 maggio 2019

La possibilità per i dipendenti pubblici che vanno in pensione di anticipare tramite un finanziamento bancario fino a 45mila euro della loro liquidazione resta, per il momento, teorica. La legge che ha previsto questo meccanismo è in vigore da tempo ma per farlo partire serve un decreto ministeriale (Economia e Funzione Pubblica) che ancora non è arrivato. I termini scadono oggi. Solo dopo la pubblicazione del decreto potrà essere perfezionata una convenzione con l’Abi, cui i tecnici e diverse banche stanno peraltro lavorando da settimane. Senza anticipo finanziario il Tfs continuerebbe ad essere pagato ai pensioonati in scaglio diversi con un posticipo di 12 e 24 mesi.

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Termini di attuazione scaduti 
A questo punto la domanda da porsi è se l’anticipo riuscirà ad essere implementato entro il 1° agosto prossimo, quando si apre la finestra di uscita dei “quotisti” del pubblico impiego, vale a dire il primo plotone di coloro che hanno optato per l’anticipo sperimentale con 62 anni di età e 38 di contributi come requisiti minimi. Il secondo momento di picco delle uscite è poi a settembre, con oltre 40mila pensionandi della scuola.

Convenzione Abi ancora in cantiere
L’anticipo con prestito bancario sulla base di una convenzione con l’Abi riguarda tutte le uscite nel pubblico impiego e non solo quelle con «quota 100». La detassazione del Tfs servirà per compensare gli interessi che dovranno essere versati dai lavoratori agli istituti di credito per il finanziamento. E scatterà sotto forma di riduzione di 1,5 punti percentuali dell’aliquota Irpef per ogni annualità che intercorre tra la cessazione del servizio e il pagamento effettivo della liquidazione fino a un massimo di 7,5 punti percentuali decorsi sessanta mesi dalla conclusione del rapporto di lavoro. Con una sola eccezione: per chi aveva già scelto di pensionarsi l’anno scorso l’aliquota scende dell’1,5% a prescindere dalle annualità intercorse tra l’uscita dal lavoro e l’erogazione del Tfs.

Oltre 150mila pensionandi interessati
La relazione tecnica allegata al decretone di gennaio, ipotizzando un importo medio pro-capite di Tfs di circa 76mila euro, stimava una platea di soggetti interessati di 66mila statali per il 2018 e, rispettivamente, di 158mila nel 2019, 118mila nel 2020 e 115mila nel 2021, anno in cui si concluderà la sperimentazione di «quota 100». Ma chi avrà maturato i requisiti nel prossimo triennio potrà esercitare anche successivamente il diritto al pensionamento anticipato. In tutto si tratta di 457mila dipendenti pubblici ai quali erogare la liquidazione, ai quali se ne dovrebbero aggiungere altri 439mila negli anni seguenti, compresi quelli successivi al 2026.

FONTE: IL SOLE 24 ORE